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Lettera di Paolo Apostolo alla Comunità di Laodicea

[3.32] Così dico anche a voi, servi dei vostri padroni: siate loro obbedienti in tutte le cose che non sono contro Cristo, ma non con la vuota adulazione per piacere con ciò ai vostri padroni, bensì nella schietta semplicità dei vostri cuori e nel costante timor di Dio.

[3.33] Tutto quello, però, che fate per i vostri padroni, fatelo come se serviste Cristo il Signore con tutta la fedeltà del vostro cuore, ma non già come se serviste gli uomini; allora riceverete voi pure un giorno da Lui la mercede della gloria.

[3.34] Chi di voi commette però cosa ingiusta verso i propri padroni, quegli lo fa nella stessa misura anche contro il Signore; il Signore però non guarda lo stato, se qualcuno è padrone o servo, bensì considera soltanto l'opera ed il motivo dell'opera!

[3.35] A colui quindi che agisce male, il Signore darà un giorno la mercede che gli spetta; voi potete bensì ingannare gli uomini, ma il Signore non si lascia ingannare, poiché i vostri cuori stanno sempre aperti dinanzi a Lui.

[3.36] Anche a voi, però, padroni, io dico che riflettiate bene perché i vostri servitori sono pure vostri fratelli dinanzi al Signore; perciò fate loro, in ogni tempo, quanto è giusto presso Dio! Date loro, a tempo debito e con l'amore in Cristo, la mercede pattuita, e pensate che noi tutti abbiamo un Signore nei Cieli, e Questi è Cristo, il Santo di Dio dall'eternità!

[3.37] Non tralasciate di far orazione e pregate con gratitudine senza posa; non però con le labbra, bensì in spirito ed in verità con tutta la semplicità del vostro cuore, e con verace devozione nell'amore a Cristo il Signore!

[3.38] Ma pregate in pari tempo anche per me, affinché il Signore voglia tenermi sempre aperta la porta della vivificante Parola, ed affinché io possa in ogni tempo parlare dinanzi a voi e dinanzi a tutti i fratelli in Cristo del grande Suo Mistero, e di quello del Suo Regno; poiché io pure sono ancora vincolato al mondo, e sono un uomo del tutto comune, che può profetizzare soltanto allorquando il Signore gli apre la porta della Sua Grazia.

[3.39] Semplice e savio sia il comportamento dinanzi e verso ognuno, anche verso coloro che sono stranieri, verso i Giudei ed i Pagani; voi non dovete giudicare nessuno, sia egli uno Sciita, un Pagano, un Giudeo, un Greco oppure un non Greco, ma sappiate adattarvi saggiamente secondo i tempi e le circostanze!

[3.40] Le vostre parole verso ciascuno siano sempre condite d'amore, e siano ripiene del sale della vera Sapienza emanante da Dio; quando parlate con qualcuno, attingete sempre a tale Sapienza, affinché l'altro apprenda quanto differisce la Sapienza divina da quella dei savi del mondo"..

[3.41] Io, Paolo, ritengo ora però di non aver tralasciato nulla per dimostrarvi ciò che esiste fra di voi, e quanto appropriato ne sia il nome di velenosa zizzania, anzi invero, di dannosissimo albero venefico, il cui alito soffoca ogni vita; e quindi non ho più nulla contro di voi!

[3.42] Questo però, amati fratelli, sia in ogni tempo una vera cerimonia fra di voi; che, cioè, voi rendiate onore in spirito ed in verità all'Iddio Padre nel Figliolo, amandolo, in ogni tempo sopra ogni cosa nel Suo Figliolo, il Quale è morto sulla croce per Amor di noi tutti, per ridonarci la figliolanza di Dio, la quale i nostri Padri, da Adamo in poi, hanno sempre demeritata.

[3.43] Io però vi prego per amor di Dio che portiate degni frutti di una completa conversione dal vostro nuovo paganesimo nella vivente Chiesa di Dio, la Quale dimora in voi, ma non già nei templi, né nelle vesti ornate e nemmeno in cerimonie di alcuna specie.

[3.44] L'amore di Dio e la Grazia del nostro Signor Gesù Cristo siano con voi in ogni tempo ed eternamente!

[3.45] Per quanto poi riguarda la mia vita a Roma, ciò vi verrà reso noto dal fedele fratello Tichico, che ora mando a voi, come pure ai Colossesi, i quali come voi potrebbero lasciarsi sedurre da Satana.

[3.46] Salutatemi tutti i cari fratelli, e Ninfà e la fedele comunità della sua casa; poiché io faccio testimonianza di lui, che egli è giusto e, come faccio io, prega costantemente Iddio per voi.

[3.47] Salutate anche quelli di Colosse, se doveste recarvi da loro; poiché vi sono alcuni fra di loro, che voi conoscete, che sono sempre rimasti giusti e fedeli nell'amore a Dio.

[3.48] Però, quando i Colossesi avranno letto la lettera loro destinata, leggetela allora anche voi; come del pari vi prego, per l'amor del Signore, che voi facciate leggere questa lettera appunto anche ai Colossesi!

[3.49] Poiché essa è necessaria a loro quanto a voi. Ed infine io vi esorto tutti qui per iscritto, come lo farà verbalmente anche Tichico, perché tanto questa lettera, quanto quella inviata ai Colossesi, vengano lette in tutte le Comunità.

[3.50] Il mio saluto di mia propria mano: rammentatevi dell'amor mio! La Grazia del nostro Signor Gesù Cristo sia con voi!".

[3.51] Scritta da Roma per mezzo di Tichico e del suo compagno Onesino, i quali vengono ambedue inviati a voi, come pure ai Colossesi.

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